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Morire d´invidia

Di Arnaldo Affricani

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Morire d´invidia
ISBN
978-88-3309-060-3
Co-edizione
-
Genere
Narrativa
Materia
-
Collana
Contados n° 6
Anno edizione
2019
Luogo edizione
Ghilarza
Supporto
Cartaceo
Pagine
144
Rilegatura
Brossura con lembi e cucitura filo refe
Dimensioni
15 x 21 cm
Peso
-
N° volumi
1
Illustrato
No
Lingua di pubblicazione
Italiano
Lingua originale
-
Lingua a fronte
-
Allegato
-
Scolastico
No
Disponibilità
In commercio
Distribuzione

12,00 €

L´Autore ripercorre le suggestioni del periodo post-bellico, servendosi dei racconti di famiglia e dei pettegolezzi del vicinato, per cercare traccia di quel “mal comune” che fa della Sardegna la patria dell´invidia. Un percorso lungo oltre mezzo secolo, attraverso il quale l´isola passa da una condizione di indigenza a una di appagante benessere, diffuso soprattutto tra i ceti medio-alti della popolazione.

Complici di questa metamorfosi sociale furono, senza dubbio, gli Alleati e in modo particolare gli americani che con la Fondazione Rockefeller, costituita per l´eradicazione della malaria e il Piano Marshall (European Recovery Program), gettarono le basi per una rapida ascesa economica. Icasticamente, agli americani bastarono tre lettere per la ricostruzione (ERP) e tre lettere (DDT) per risolvere il problema della malaria, ma nulla poterono contro il dilagare dell´invidia e dell´egoismo che la loro presenza e il loro stile di vita avevano alimentato. Un autentico demone che poneva in ombra le virtù di un popolo conosciuto e apprezzato per generosità e ospitalità.

Solo la presenza di un tenace prete di campagna, profondo conoscitore dei mali dell´umanità, riuscì ad arginare e talvolta a inibire il male oscuro che si insinuava nell´animo dei suoi fedeli. Egli era anche un profondo oppositore dei luoghi comuni e le asserzioni, anche di prestigio, che contribuivano a relegare la Sardegna dentro uno scomodo aggettivo. E chi gli domandava quale fosse il vizio capitale al quale i sardi erano particolarmente inclini, rispondeva sempre con sagace ironia: su fàmini, la fame. E del resto, come si poteva dare ragione a chi sosteneva d´aver visto più cristiani cadere per l´invidia che per la malaria, in un´epoca in cui c´era veramente poco da invidiare?

A tratti ironico e divertente, ma a volte cinico e disincantato, il libro scova e pone in risalto il germe dell´invidia tra le varie componenti sociali: dall´indigenza cagliaritana, rappresentata dal rancoroso Monetta, passando per l´irriverente Paolletto e un politico senza scrupoli, e poi, ancora, per la conturbante Gisella, per poi finire col saggio prete di campagna, profondo conoscitore dell´animo umano e guida spirituale di un giovane apprendista psicologo. In una a tratti scorrevole carrellata di personaggi, presi in prestito da cronache e testimonianze del secolo scorso, serpeggiano l´invidia e la sua natura inestirpabile e polivalente, che attraversano tutte le epoche e ogni contesto sociale. Ma che, alla fine…