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Il tramonto dei nuraghi

Cambiamenti nelle architetture della Sardegna preistorica

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Il tramonto dei nuraghi
Novità
ISBN
978-88-3309-099-3
Co-edizione
-
Genere
Saggistica
Materia
Storia (compresa archeologia e preistoria), biografie, araldica
Collana
Thesis n° 7
Anno edizione
2021
Luogo edizione
Ghilarza
Supporto
Cartaceo
Pagine
160
Rilegatura
Brossura con lembi e cucitura filo refe
Dimensioni
17 x 24 cm
Peso
400 g
N° volumi
1
Illustrato
No
Lingua di pubblicazione
Italiano
Lingua originale
-
Lingua a fronte
-
Allegato
-
Scolastico
No
Disponibilità
In commercio
Distribuzione

18,00 €

Cosa si verifica in Sardegna al crepuscolo dell’Età del Bronzo?

Non si sa. Da almeno quarant’anni gli archeologi scoprono che in quel periodo i nuraghi venivano abbandonati e spesso demoliti.

Mentre si combatteva la Guerra di Troia, i Popoli del Mare attaccavano l’Egitto, e crollavano i grandi regni del Mediterraneo orientale, in Sardegna accadeva una sorta di rivoluzione: si smise di costruire nuraghi e tombe di giganti. Qualche tempo dopo, passato un periodo di transizione abbastanza incerto, sorsero nuove architetture per il culto delle acque, nuove sepolture, nuove idee in campo architettonico e artistico.

Il pessimo stato di conservazione attuale di molti nuraghi, allora, potrebbe essere imputato non solo a distruzioni recenti, al recupero di materiale per costruire case, strade o muretti a secco, e alla mancata manutenzione, ma anche agli effetti della decadenza della civiltà preistorica sarda, crisi di cui non si conoscono le cause. Eppure, crolli e instabilità strutturali si verificarono già dall’epoca nuragica, come varie furono le opere rimaste incompiute.

Abbandonati gli ormai vecchi e obsoleti nuraghi, dopo il Mille avanti Cristo i sardi costituirono un ordine culturale ancora più fecondo del passato, una sorta di Rinascimento.

Sardegna, alla fine del secondo millennio prima dell’era volgare. Per secoli l’Isola è un immenso cantiere: si costruiscono in continuazione edifici possenti, con pietre enormi, strutture multiple costituite anche da più corpi di fabbrica. I nuraghi vengono innalzati per ogni dove, su scala industriale, sempre più belli, più raffinati. I defunti vengono tumulati in sepolture molto grandi (le tombe di giganti).

Poi, accade qualcosa di eclatante: i nuraghi vengono abbandonati dai loro abitanti e spesso demoliti. Sulle poderose murature megalitiche vengono addossati poveri ambienti, piccole capanne, costruite in pietra grezza e con scarsa perizia. Anche le tombe subiscono lo stesso destino.

Dopo un periodo di stasi, la vita si riorganizza con la creazione di nuovi santuari, architetture, villaggi, nasce la statuaria, prima in bronzo e poi in pietra, un grande fiorire culturale, per certi aspetti più ricco della precedente epoca.

Ormai la stratigrafia di ogni scavo archeologico, in qualunque latitudine dell’Isola, non lascia dubbi sulla vasta evoluzione della Civiltà nuragica.

Come è potuto accadere?

Massimo Rassu

Massimo Rassu (1964-)

Ingegnere civile, libero professionista. Ha pubblicato diversi saggi e articoli di Urbanistica e di Storia dell´Architettura della Sardegna. È noto anche per gli studi sugli Ordini Cavallereschi presenti nell´Isola in età medioevale: Ipotesi sui Templari in Sardegna (1996), L´Ordine di Malta in Sardegna (1996), Pellegrini e Templari in Sardegna (1997). Tra le altre pubblicazioni: Oristano, la città della Sartiglia (1996); Villasalto, l´ambiente, la storia, la miniera (1997) e Pozzomaggiore, l´ambiente, la storia, l´arte (1999). Per l´Aipsa Edizioni ha pubblicato il volume Baluardi di pietra. Storia delle fortificazioni di Cagliari (2003)

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