Chiudi

Ingegneria nuragica

Tecniche costruttive e organizzazione del cantiere

Facebook Twitter LinkedIn Posta elettronica WhatsApp Telegram
Ingegneria nuragica
Novità
ISBN
978-88-3309-106-8
Co-edizione
-
Genere
Saggistica
Materia
Architettura e urbanistica
Collana
Thesis n° 8
Anno edizione
2021
Luogo edizione
Ghilarza
Supporto
Cartaceo
Pagine
160
Rilegatura
Brossura con lembi e cucitura filo refe
Dimensioni
17 x 24 cm
Peso
-
N° volumi
1
Illustrato
Lingua di pubblicazione
Italiano
Lingua originale
-
Lingua a fronte
-
Allegato
-
Scolastico
No
Disponibilità
In commercio
Distribuzione

18,00 €

Sono state formulate molte ipotesi riguardanti le tecniche di costruzione dei nuraghi e delle tombe collettive, proponendo simulazioni assai dispendiose e spesso incompatibili. Edifici così grandi – dove il modello più diffuso di nuraghe singolo era alto come una casa moderna di tre piani, comportando l´impiego di almeno mille metri cubi di pietrame – richiedevano l´investimento di molte risorse economiche e umane. Per innalzare fabbricati stabili e solidi, senza tuttavia complicarsi la vita, i loro progettisti avviarono pratiche edilizie, organizzative e logistiche collaudate.

Di fatto, le operazioni muratorie erano abbastanza elementari, poiché i Sardi dell´Età del Bronzo cercavano sempre di ridurre al minimo gli sprechi per sfruttare al meglio le poche potenzialità disponibili nell´ambiente, localizzando il manufatto nei pressi della cava, utilizzando il materiale grezzo trovato sul posto e creando compagini di facile realizzazione.

I sistemi di trasporto della pietra, di movimentazione in cantiere, di posa in opera nella struttura, di successiva manutenzione e restauro, erano quanto di più semplice ed economico la tecnologia dell´epoca potesse disporre. Metodi elementari, seppur non banali, che permisero la creazione di un parco di migliaia di monumenti, tuttora visitabili a distanza di secoli e sparsi per ogni dove in Sardegna.

Come è potuto accadere?

Strutture imponenti, alte come palazzine moderne di tre-quattro piani, i nuraghi affascinano i curiosi, i turisti, i visitatori. Oltre alla loro reale funzione, rimane il mistero su come fossero stati costruiti, quali tecnologie impiegate per spostare gli enormi macigni che li compongono, dove furono estratti e soprattutto con quale perizia vennero collocati in combinazioni e in posizioni che destano meraviglia.

La logistica della costruzione dei nuraghi è sbalorditiva se si pensa che gli antichi Sardi non avevano strumenti di ferro né grandi macchinari. Nondimeno, l´organizzazione fondamentale per portare avanti così grandi opere edilizie rivela precise conoscenze nell´approvvigionamento del materiale edile, nell´organizzazione del cantiere, nella tecnica costruttiva. Venivano adottate attrezzature e tecniche elementari, ma sufficienti per il trasporto e l´allestimento dei grandi blocchi, richiedendo calcoli abbastanza rudimentali, sobrietà di materiali e mezzi, semplicità di movimentazione e posa in opera. Tecnologie e capacità adeguate alla grande produzione dei monumenti sardi durante l´Età del Bronzo secondo compagini estremamente solide e accurate, da concedere ancora oggi la loro fruizione a distanza di oltre tremila anni.

Massimo Rassu

Massimo Rassu (1964-)

Ingegnere civile, libero professionista. Ha pubblicato diversi saggi e articoli di Urbanistica e di Storia dell´Architettura della Sardegna. È noto anche per gli studi sugli Ordini Cavallereschi presenti nell´Isola in età medioevale: Ipotesi sui Templari in Sardegna (1996), L´Ordine di Malta in Sardegna (1996), Pellegrini e Templari in Sardegna (1997). Tra le altre pubblicazioni: Oristano, la città della Sartiglia (1996); Villasalto, l´ambiente, la storia, la miniera (1997) e Pozzomaggiore, l´ambiente, la storia, l´arte (1999). Per l´Aipsa Edizioni ha pubblicato il volume Baluardi di pietra. Storia delle fortificazioni di Cagliari (2003)